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Raimondo Galeano
Raimondo Galeano
La cromatica potenza della luce
A cura di Giorgio Bonomi
Catanzaro 18 aprile - 18 giugno 2015
 
Andrea Branzi - Heretical Design
Andrea Branzi - Heretical Design
Museo MARCA
Catanzaro Via Alessandro Turco 63

Inaugurazione:
martedì 23 dicembre ore 18,30

 
Fuori Confine





Laura Stancanelli, Silvia Pujia & Maria Teresa Zingarello
Sebastiano Dammone Sessa


a cura di Alberto Fiz e Serena Carbone

MARCA
Catanzaro
18 settembre-26 ottobre 2014

 
L'avanguardia a Catanzaro. Il Gruppo Mauthausen Permanenze 1974-2014. Inaugurazione venerdì 30 maggio ore 18,30
Una mostra curata da Alberto Fiz che non è solo un omaggio alla città di Catanzaro, ma è l’occasione per rileggere gli anni settanta valorizzando un’esperienza rimasta per lungo tempo nell’ombra.
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AGOSTINO BONALUMI




Conferenza stampa, venerdì 21 febbraio ore 15,30
Museo MARCA, Catanzaro

Intervengono
Wanda Ferro, Commissario Straordinario della Provincia di Catanzaro
Alberto Fiz, Direttore artistico MARCA e curatore della mostra
Fabrizio Bonalumi, curatore della mostra
Giuliana Bonalumi

Scarica l' invito della Mostra
 
Enzo Cucchi

Enzo Cucchi 
a cura di Achille Bonito Oliva e Alberto Fiz
17 dicembre 2011 - 1 aprile 2012

Enzo Cucchi nasce a Morro d'Alba, un paese contadino nella provincia di Ancona, il 14 novembre 1949. Considerato l'artista più visionario tra gli esponenti della Transavanguardia, Cucchi ha, sin dagli anni Ottanta, un riconoscimento internazionale. Già dalla fine degli anni Settanta l'artista, trasferitosi a Roma, entra in contatto con gli artisti Francesco Clemente e Sandro Chia, con i quali instaura uno scambio dialettico ed intellettuale.

La pittura è per Cucchi mezzo di aggregazione di forme, concetti, attraverso cui assorbire immagini e pensieri. La perdita delle coordinate spazio temporali e l'incursione continua nel territorio culturale e in quello delle emozioni, coincide con un uso personale dei colori, addensati, poi stirati, violenti, poi accennati, e con una sperimentazione ad ampio raggio delle tecniche artistiche, dalla pittura alla ceramica, dal mosaico, al bronzo. La sinergia tra le arti lo ha condotto a muoversi in ambiti differenti (dalle arti visive all'architettura, al design, alla moda). Così nascono le collaborazioni con Alessandro Mendini, Ettore Sottsass e Mario Botta.
Negli ultimi anni, quattro opere permanenti sono state appositamente realizzate dall'artista per quattro diverse città: il mosaico per il Museum of Art di Tel Aviv, la ceramica monumentale per l'Ala Mazzoniana della Stazione Termini a Roma, i due lavori in ceramica per la Stazione Salvador Rosa, progettata da Mendini, nella metropolitana di Napoli e il mosaico per l'aula delle udienze del nuovo Palazzo di Giustizia di Pescara. Lavori che dimostrano come l'attualità di un linguaggio fondato sul cortocircuito tra forza narrativa del segno e seduzione formale della materia, possa rapportarsi con la complessità dello spazio urbano e con i singoli contesti culturali con i quali questo entra in comunicazione. Tra i lavori più significativi in questa direzione vanno citati gli affreschi della Cappella di Monte Tamaro, vicino a Lugano, progettata dall'architetto Mario Botta (1992 - 1994) e l'ideazione del sipario del teatro La Fenice di Senigallia (1996).
Enzo Cucchi ha realizzato numerose mostre personali e ha preso parte a mostre collettive nei più importanti spazi espositivi italiani e stranieri come la Kunsthalle di Basilea, il Solomon R. Guggenheim di New York, la Tate Gallery di Londra, il Centre Georges Pompidou di Parigi, il Castello di Rivoli, Palazzo Reale di Milano, il Sezon Museum of Art di Tokyo, l'Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, Il Musée d'art modern di Saint- Etienne Metropole, il Museo Correr di Venezia, la Triennale di Milano. Ha partecipato, inoltre, alle rassegne d'arte contemporanea più significative a livello internazionale tra cui la Biennale di Venezia e Documenta di Kassel. Le sue opere si trovano nelle maggiori collezioni museali del mondo e nelle più prestigiose collezioni private nazionali e internazionali.
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Angelo Savelli. Il Maestro del bianco

 

Angelo Savelli. Il Maestro del Bianco
a cura di Alberto Fiz e Luigi Sansone
 15 dicembre 2012-30 marzo 2013
 Inaugurazione, sabato 15 dicembre, ore 18,30
 A 17 anni dalla grande rassegna organizzata al Pecci di Prato, il museo MARCA presenta la più esauriente retrospettiva sino ad ora realizzata di Angelo Savelli (1911-1995).
Attraverso 70 opere tra dipinti, sculture e ceramiche, la rassegna ha lo scopo di focalizzare l’attenzione su uno dei più significativi protagonisti del dopoguerra, rimasto ingiustamente in ombra per troppo tempo pur avendo rivoluzionato radicalmente il modo di fare pittura con esiti che lo pongono in relazione con Lucio Fontana, Piero Manzoni e Salvatore Scarpitta. Ma anche con gli americani Barnett Newman e Ad Reinhardt.
Angelo Savelli. Il Maestro del Bianco, a cura di Alberto Fiz e Luigi Sansone, s’inaugura sabato 15 dicembre 2012 per rimanere aperta sino al 30 marzo 2013. La mostra è organizzata dalla Provincia di Catanzaro con il contributo della Regione Calabria e rientra nel progetto POR Calabria FESR 2007/2013.
La riscoperta di Savelli non poteva che partire dalla Calabria che dedica un doveroso omaggio al suo illustre cittadino nato nel 1911 a Pizzo Calabro e che proprio in questa regione ha avuto i suoi primi riconoscimenti con il Premio Mattia Preti ricevuto nel 1935 a cui seguì la partecipazione alla Biennale di Reggio Calabria. Sebbene nel 1954 si fosse trasferito a New York, non dimenticò mai i legami con la sua terra e nel 1991 è stato aperto a Lamezia Terme il Centro Angelo Savelli a lui dedicato.
La mostra presenta l’intero percorso dell’artista partendo dalle prime esperienze figurative degli anni Trenta influenzate da Renato Guttuso, per giungere sino a Where Am I Going una della sue ultime testimonianze risalente al 1993-94. Non mancano riferimenti al periodo romano con opere come Autoritratto e Capriccio n.2, entrambe del 1940, proposte nel 2006 al Museo Pericle Fazzini di Assisi nella mostra Angelo Savelli e Roma curata da Luigi Sansone con un intervento critico di Fabrizio D’Amico.
Questo iter di oltre sessant’anni comprende alcune delle sue opere maggiormente emblematiche sia nell’ambito dell’espressionismo astratto (in questo caso viene esposto White Space già presente nel 1957 nello spazio della galleria newyorkese di Leo Castelli), sia in relazione al lungo periodo del “bianco” iniziato nel 1957 con Fire Dance  in mostra insieme ad una serie di lavori d’impatto monumentale come Grande orizzontale, 1960, Speranza, 1961 Senza titolo, 1962 o Going up,1980.
Come afferma Wanda Ferro, Presidente della Provincia di Catanzaro con delega alla cultura, “la grande mostra di Savelli non è solo un doveroso omaggio al più celebre artista calabrese del dopoguerra insieme a Mimmo Rotella, ma rappresenta l’occasione per far conoscere alle nuove generazioni il Maestro del Bianco che, attraverso le sue opere, ha saputo esprimere il desiderio di assoluto attraverso uno stile inconfondibile.”
La rassegna si avvale di alcuni nuclei particolarmente significativi e può contare sui prestiti della Fondazione Prada e della Fondazione VAF-Stiftung. Non mancano, poi, le opere provenienti dal Mart di Rovereto, dalla GNAM di Roma e dal Museo del Novecento di Milano a cui si aggiungono i prestiti della famiglia Savelli e degli spazi calabresi come il Museo Civico di Taverna e il Centro Angelo Savelli.
Proprio dalla GNAM e dal Museo del Novecento provengono due opere cardine della sua ricerca risalenti all’inizio degli anni Sessanta comeConsequence (1960) e Shelter 12th Floor (1961), in genere custodite nei depositi, che, grazie alla disponibilità delle due istituzioni, possono finalmente essere mostrate al pubblico.
“La mostra proposta al MARCA è destinata a rappresentare una svolta nell’indagine critica di Savelli, un artista che, nonostante abbia partecipato a cinque edizioni della Biennale di Venezia e sia stato apprezzato dai maestri dell’arte italiana e americana come Lucio Fontana, Piero Dorazio, Barnett Newman e Robert Motherwell, è ben lontano dai riconoscimenti che merita. Questo, probabilmente, è dovuto all’assoluta libertà della sua ricerca, alla sua indipendenza stilistica e al rifiuto di ogni legame di carattere commerciale”, spiega Alberto Fiz direttore artistico del MARCA e curatore dell’evento insieme a Luigi Sansone.  Nel 1957, per esempio, rinunciò ad un contratto con la mitica galleria newyorkese di Leo Castelli che, di lì a poco, avrebbe lanciato la pop art di Warhol e di Lichtenstein.
Savelli compie la propria rivoluzione trasformando il bianco in un’inesauribile fonte d’ispirazione dove, come aveva scritto Giulio Carlo Argan, il gesto pittorico ritrova una “prassi di contemplazione” attraverso una rinnovata concezione dello spazio.
“Inizialmente il bianco era legato al soggetto trattato, complementare a questo. In seguito è diventato supporto a se stesso, forza, senza essere legato a null’altro che alla propria energia, “ ha affermato Savelli rivelando il significato della sua ricerca che crea un dialogo particolarmente proficuo e stimolante con i Concetti spaziali di Lucio Fontana, con i dipinti astratti di Barnett Newman o con le tele bendate dell’italo-americano Salvatore Scarpitta. Il rapporto di stima e amicizia con Scarpitta risale al 1945 quando entrambi erano soci dell’Art Club. Nel corso del tempo, poi, hanno esposto insieme in diverse occasioni e nel 1988 Savelli, memore della passione di Scarpitta per le auto da corsa, gli dedicò un piccolo lavoro bianco che ricorda un casco da pilota esposto in mostra.
Anche il rapporto con Fontana inizia alla metà degli anni quaranta quando, entrambi, espongono alla galleria del Naviglio di Milano. Da allora i due artisti hanno avuto contatti frequenti ed è stato proprio Fontana a sostenere Savelli nel 1964 in occasione del suo invito alla Biennale di Venezia quando ha vinto il Gran Premio della Grafica. “Ci sono due forme di spazialità”, ha scritto Savelli. “Quella reale e terrena di Fontana e quella mia che definirei eterica, in grado di comunicare con il subcosciente.”
Dopo essersi soffermata sugli esordi romani e sul passaggio all’espressionismo astratto, la mostra affronta l’universo bianco dove l’artista calabrese interviene sulla superficie modificando i materiali (usa il bianco titanio e prima ancora la sabbia), trasformando i formati delle opere, scomponendo le figure geometriche. Non manca, poi, l’utilizzo di elementi concreti come le corde che fanno la loro apparizione all’inizio degli anni Sessanta per poi riaffiorare nei lavori finali dell’artista, come emerge con chiarezza dall’allestimento della mostra. “Credo queste corde costituiscano il ricordo della mia infanzia quando stavo sempre in riva al mare”, ha ricordato Savelli. “Ma se inconsapevolmente mi sono riferito al ricordo, la mia intenzione nell’inserire le corde nello spazio compositivo è stata quella di accompagnare l’occhio, in ritmo ellittico, dalla base all’alto dell’opera e viceversa. La linea tracciata dalla corda costituisce un accento dello spazio dividendolo e unendolo nello stesso tempo.” Le corde sono protagoniste anche nelle sculture e a dare il titolo ad una delle sue installazioni più famose, Dante’s Inferno (in mostra viene presentato un prototipo) dove quest’elemento è inserito in strutture verticiali, è stato Barnett Newman in visita nel suo studio a New York che ha immediatamente messo in relazione il grande lavoro plastico con il poema dantesco. 
Negli anni Ottanta, la ricerca sulla geometria assume un particolare significato e a dimostrarlo sono le opere prive di telaio, con forme trapezoidali, triangolari o romboidali esposte in mostra. Come scrive Luigi Sansone “la geometria assume aspetti poetici e immateriali e le forme sono rese più aeree da un'apertura centrale anch'essa geometrica in cui, al posto della tela asportata, appare un sottile e trasparente velo bianco di nylon che limita anche i contorni. Il ritaglio asportato posto a fianco della tela modificata crea una nuova forma geometrica minore, fluttuante accanto alla grande, a cui resta intimamente legata come una porta aperta verso un'altra dimensione.”  È il caso di Going Up, 1980 un grande lavoro che si estende sulla parete per oltre due metri o di Dallas crossroad dove i rettangoli s’incrociano creando imprevisti punti di fuga. In tutte queste circostanze non manca l’evocazione di Kazimir Malevich il pittore suprematista russo che nel 1918 realizzò il Quadrato bianco su fondo bianco, al quale Savelli si sentiva idealmente legato, come dichiara egli stesso in un'intervista:” Ho elaborato forme geometriche irregolari dando continuità al primo quadro bianco realizzato, quello di Malevich.”
Sono lavori che in America suscitarono grande ammirazione e nel 1983 è stato un protagonista dell’astrattismo come Robert Motherwell a segnalarlo per conferirgli il prestigioso premio dell’American Academy and Institute of Arts and Letters. Del resto, con gli States Savelli aveva un rapporto ampiamente consolidato e, sin dagli anni sessanta, insegnava, insieme a Piero Dorazio, alla Pennsylvania University di Philadelphia. Ed è proprio Dorazio a ricordare il talento dell’amico: “Savelli, pur non essendo il direttore effettivo, era quello che dirigeva tutte le attività, era quello che aveva più influenza sui ragazzi e dava loro un autentico orientamento. I suoi consigli erano preziosissimi anche perché Savelli era un grande conoscitore della tecnica della pittura e un grande maestro del disegno.”  
 
Per ricostruire la sua vicenda storica e umana, non manca in mostra la sezione Savelli&Friends in cui sono analizzati i rapporti di amicizia e di stima con gli artisti che, in periodi differenti, hanno influito sulla sua opera e tra questi vanno citati Renato Guttuso, Afro, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Salvatore Scarpitta e Mimmo Rotella.
A questa sezione hanno collaborato l’Archivio Afro, l’Archivio Dorazio e la Fondazione Mimmo Rotella. 
 La mostra è accompagnata da un ampio catalogo in italiano e inglese pubblicato da Silvana Editoriale che comprende i saggi di Alberto Fiz, Luigi Sansone, Tonino Sicoli, oltre a testimonianze storiche di Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Piero Dorazio, Renato Guttuso, Vanni Scheiwiller. Non mancano, poi, gli scritti di Angelo Savelli e gli interventi di Giuseppe Appella, Michele Caldarelli, Teodolinda Coltellaro, Fabrizio D’Amico, Flaminio Gualdoni, Marco Meneguzzo, Gianni Schiavon e Antonella Soldaini 
 
Appunti di Pittura
a cura di Enzo Cucchi e Arianna Rosica
17 dicembre 2011 - 29 gennaio 2012
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Community
La ritualità collettiva prima e dopo il web
19 dicembre 2010 - 27 marzo 2011

Dopo il recente successo ottenuto dalle mostre di Alessandro Mendini e di Michelangelo Pistoletto, il museo MARCA di Catanzaro prosegue la sua programmazione presentando un progetto dalla forte carica innovativa che nasce dall’esigenza d’interrogarsi sull’idea di comunità sociale in un’epoca di radicali trasformazioni dove la tecnologia ha assunto un ruolo prioritario. Community. La ritualità collettiva prima e dopo il web s’inaugura nella sede del MARCA sabato 18 dicembre alle ore 18,30 e si potrà visitare sino al 27 marzo prossimo.
La mostra, a cura di Alberto Fiz e Luca Panaro, è promosso dalla Provincia di Catanzaro Assessorato alla Cultura con la collaborazione della Regione Calabria - Assessorato alla Cultura e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, di Sensi Contemporanei - Ministero dello Sviluppo Economico e della Fondazione Mimmo Rotella.
L’esposizione è accompagnata da un esauriente catalogo in italiano e inglese edito da Electa.
Per questo importante appuntamento sono stati coinvolti in 14 tra gruppi e artisti di generazioni differenti quali Alterazioni Video, Marina Ballo Charmet, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Vanessa Beecroft, Cristian Chironi, Mario Cresci, Paola Di Bello, Flatform, Nino Migliori, Adrian Paci, Franco Vaccari, Naomi Vona, Carlo Zanni. Un confronto tra grandi maestri e giovani rappresentanti dei new media che consente di riflettere sul concetto di comunità dagli anni cinquanta a oggi, attraverso opere fotografiche, video, progetti web e installazioni interattive. Non manca nemmeno un’installazione mobile del gruppo Flatform che durante i giorni precedenti all’inaugurazione della mostra hanno registrato le reazioni delle persone nelle strade della città di Catanzaro.
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BerlinOttanta. Pittura Irruente
Georg Baselitz Rainer Fetting Karl Horst Hödicke Markus Lüpertz
Bernd Koberling Helmut Middendorf Salomé Bernd Zimmer

30 aprile – 9 ottobre 2011
Dopo l’incursione nel mondo del video e della fotografia proposto da Community. La ritualità collettiva prima e dopo il web, il MARCA di Catanzaro prosegue la sua programmazione con un’importante rassegna dal titolo BerlinOttanta. Pittura irruente che restituisce l’atmosfera, la forza e l’originalità creativa di una grande metropoli ferita, Berlino, dall’inizio degli anni ottanta sino a quel 9 novembre del 1989, quando la caduta del Muro ha decretato la fine di un’epoca e la nascita della nuova Germania.
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Mauro Staccioli - Cerchio imperfetto

23 luglio - 9 ottobre 2011
Mauro Staccioli nasce nel 1937 a Volterra e si diploma all’Istituto d’Arte nel 1954. Vive e lavora a Milano e Volterra.
Gli inizi della sua attività artistica sono saldamente intrecciati all’esperienza didattica e a quella di intellettuale e politico militante. Dopo un primo periodo in cui sperimenta la pittura e l’incisione, dalla fine degli anni Sessanta si dedica alla scultura, concentrandosi sul rapporto tra arte e società e sviluppando l’originale idea di una scultura che si pone in stretta relazione con il luogo - inteso nella sua concezione sia fisica che sociale - nel quale e per il quale è stata realizzata.
Il luogo assume così nel lavoro di Staccioli un ruolo centrale in quanto senza di esso non esisterebbe nemmeno la scultura. E’ nel 1972 che Staccioli matura l’idea di organizzare una serie di “sculture-intervento” nella città di Volterra; la mostra Sculture in città segna una svolta aprendo agli spazi urbani quel che fino ad allora era relegato solo negli spazi chiusi di gallerie e musei. Staccioli ricerca e genera una “scultura-segno” che nasce dall’attenta osservazione di uno spazio e che dialoga con esso sottolineandone le caratteristiche e alterandone la consueta percezione, suscitando domande e possibili risposte. Dalla mostra del 1972 prende corpo la manifestazione Volterra ’73 che sancisce l’inizio di un nuovo modo di intendere la scultura che trova completa espressione nella mostra Lettura di un ambiente - realizzata a Vigevano nel 1977 - che nel titolo stesso ne formula il principio. Dopo una serie di mostre organizzate in gallerie e spazi milanesi, arriva l’invito alle Biennali di Venezia del 1976 e del 1978, anno in cui realizza il celebre Muro, una parete di cemento di 8 metri che ostruisce la visuale del viale d’accesso al Padiglione Italia ponendosi quale segno critico e provocatorio. L’artista sviluppa fin da principio un linguaggio caratterizzato da una geometria essenziale e dall’uso di materiali semplici come il cemento e il ferro.
Gli anni Ottanta si aprono con un intenso intervento, uno squarcio lungo il pavimento dello Studio Mercato del Sale di Milano, che provoca il visitatore a riflettere e a partecipare attivamente attraversando l’opera stessa. Dopo aver realizzato una grande installazione in cemento nel parco di Villa Gori a Celle di Santomato (PT) - intervento che segna anche l’inizio di dialogo proficuo tra scultura e ambiente naturale - il lavoro di Staccioli riscuote una crescente attenzione all'estero. Le sue “idee costruite” trovano infatti collocazione in Germania (Stadtische Galerie - Regensburg; Fridericianum Museum - Kassel), in Gran Bretagna (Hayward Gallery - Londra), in Israele (Tel Hai) e in Francia (ELAC - Lione). In questi anni l’artista sviluppa nuove forme plastiche. Nascono così opere che sfidano gli equilibri statici generando effetti di straniamento nell’osservatore, come la forma in equilibrio sulla scalinata della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma del 1981, o il grande plinto sospeso sulla scalinata della University Gallery di Amherst in Massachussetts nel 1984, realizzato in occasione della sua prima personale negli Stati Uniti. Il confronto con l’architettura e l’ambiente urbano trova nuove soluzioni nell’ideazione dei grandi archi rovesciati realizzati all’interno della Rotonda della Besana a Milano (1987), davanti al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (1988) su invito di Amnon Barzel e nel piazzale principale del Parco Olimpico di Seul (1988) su invito di Pierre Restany. L’attività negli Stati Uniti prosegue con una mostra al Museum of Contemporary Art di San Diego e con la serie di installazioni realizzate nel parco della Djerassi Foundation di Woodside in California (1987-1991), seguite negli anni Novanta da nuovi interventi e da importanti mostre tra cui quella tenutasi alla Shoshana Wayne Gallery nel 1993.
Negli anni Novanta l’artista continua a sperimentare nuove forme: anelli che mettono in risalto il paesaggio, come a Ordino d’Arcalis nel Principato di Andorra (1991) e a Monaco di Baviera (1996); tondi “costretti” negli spazi della Fondazione Mudima di Milano (1992) o in precario equilibrio nel Parco della Fara a Bergamo (1992); sfere che appaiono quasi metafisicamente nella piana di Ozieri in Sardegna (1995). Profondo e proficuo è il legame dell’artista con il Belgio, dove è chiamato a realizzare un intervento al Parc Tournay Solvay di Bruxelles per la Fondation Européenne pour la Sculpture (1996) e dove eseguirà numerosi interventi in spazi sia pubblici che privati, tra cui l’ormai celebre Equilibrio sospeso al Rond Point de l’Europe a Bruxelles (1998). Nello stesso decennio la Corea si fa promotrice di diversi interventi pubblici tra cui l’opera per il Contemporary Art Museum di Kwacheon (1990).
In anni recenti la feconda ricerca di Staccioli si è concretizzata in diverse installazioni in Italia e all’estero: Lapiz Building a La Jolla (San Diego 2003), dove una trave di acciaio attraversa la facciata dell’edificio, Taiwan (2003), Porto Rico (2004), Carrazeda de Ansiães (Portogallo 2008), Voisins-le-Bretonneux (Francia 2008), Greve in Chianti (2009), Parco della Cupa a Perugia (2009) e Impruneta (2009), dove per la prima volta l’artista utilizza la terracotta. Staccioli ha vinto il primo premio al concorso di opere per la città di Milano organizzato dalla Società Permanente. Per conto dell’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles l’artista ha realizzato un multiplo, Tondo, che viene conferito come premio alla carriera a personaggi di origine italiana che si sono particolarmente distinti nelle arti e nelle scienze tra i quali Renzo Piano, Mario Monicelli, Ennio Morricone, Renato Dulbecco, Francis Ford Coppola.
La mostra Luoghi d’Esperienza a Volterra ha ricevuto una medaglia di riconoscimento da parte dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano.
Staccioli è membro associato dell’Académie Royale des Sciences, des Lettres et des Beaux-arts de Belgique e Accademico Nazionale di San Luca.
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Michelangelo Pistoletto

24 luglio 2010 – 3 ottobre 2010

Michelangelo Pistoletto nasce a Biella nel 1933. Inizia a esporre nel 1955 e nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. La sua prima produzione pittorica è caratterizzata da una ricerca sull’autoritratto. Nel biennio 1961-1962 approda alla realizzazione dei Quadri specchianti, che includono direttamente nell’opera la presenza dello spettatore, la dimensione reale del tempo e riaprono inoltre la prospettiva, rovesciando quella rinascimentale chiusa dalle avanguardie del XX secolo. Con questi lavori Pistoletto raggiunge in breve riconoscimento e successo internazionali, che lo portano a realizzare, già nel corso degli anni Sessanta, mostre personali in prestigiose gallerie e musei in Europa e negli Stati Uniti. I Quadri specchianti costituiranno la base della sua successiva produzione artistica e riflessione teorica.
Tra il 1965 e il 1966 produce un insieme di lavori intitolati Oggetti in meno, considerati basilari per la nascita dell’Arte Povera, movimento artistico di cui Pistoletto è animatore e protagonista. A partire dal 1967 realizza, fuori dai tradizionali spazi espositivi, azioni che rappresentano le prime manifestazioni di quella “collaborazione creativa” che Pistoletto svilupperà nel corso dei decenni successivi, mettendo in relazione artisti provenienti da diverse discipline e settori sempre più ampi della società. Tra il 1975 e il 1976 realizza alla Galleria Stein di Torino un ciclo di dodici mostre consecutive, Le Stanze, il primo di una serie di complessi lavori articolati nell’arco di un anno, chiamati “continenti di tempo”, come Anno Bianco (1989) e Tartaruga Felice (1992). Nel 1978 tiene alla Galleria Persano di Torino una mostra nel corso della quale presenta due fondamentali direzioni della sua futura ricerca e produzione artistica: Divisione e moltiplicazione dello specchio e L’arte assume la religione. All’inizio degli anni Ottanta realizza una serie di sculture in poliuretano rigido, tradotte in marmo per la mostra personale del 1984 al Forte di Belvedere di Firenze. Dal 1985 al 1989 alla Galleria Pieroni di Roma, espone la serie di volumi “scuri” denominata Arte dello squallore. Nel corso degli anni Novanta, con Progetto Arte e con la creazione a Biella di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e dell’Università delle Idee, mette l’arte in relazione attiva con i diversi ambiti del tessuto sociale al fine di ispirare e produrre una trasformazione responsabile della società. Nel 2003 è insignito del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia. Nel 2004 l'Università di Torino gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Politiche. In tale occasione l'artista annuncia quella che costituisce la fase più recente del suo lavoro, denominata Terzo Paradiso. Nel 2007 riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts, “per la sua carriera costantemente creativa come artista, educatore e attivatore, la cui instancabile intelligenza ha dato origine a forme d'arte premonitrici che contribuiscono ad una nuova comprensione del mondo”. Nel 2008 viene conferito a Pistoletto - Cittadellarte, il Premio Speciale Città di Sasso Marconi, per l'innovazione dei linguaggi.
Nell’autunno 2010 verrà realizzata una grande retrospettiva dei suoi lavori al Contemporary Art Museum, Philadelphia che successivamente sarà presentata al MAXXI di Roma.
Recentemente è stato nominato direttore artistico della seconda edizione di Bourdeaux Urban Art Biennale, Evento 2011.

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Alessandro Mendini

11 aprile 2010 - 25 luglio 2010 -  Inaugurazione : sabato 10 aprile 2010
prorogata al 3 ottobre 2010

Architetto, designer e artista, Alessandro Mendini è nato a Milano nel 1931.
L’architettura non era un suo sogno di ragazzo. In realtà desiderava fare il cartoonist o forse anche il pittore, fatto sta che nel 1959 si ritrova laureato in architettura.
Lo Studio Nizzoli Associati è il suo primo luogo di lavoro.
Nel 1970 abbandona la progettazione architettonica per dedicarsi al giornalismo specializzato in architettura e design. Dirige la rivista Casabella dal 1970 al 1976 e l’anno successivo fonda Modo che guida fino al 1979. E’ Giò Ponti, quello stesso anno, a consegnargli la direzione di Domus, incarico che prosegue sino al 1985. A distanza di 25 anni, da marzo 2010 riprende la direzione della rivista.
Negli anni settanta Mendini prende parte a gran parte delle esperienze di radical design che vedono la luce in questo periodo.
Nel 1973 è tra i fondatori di Global Tools, un gruppo che fa parte del controdesign e si oppone con forza alla tradizione proponendo tematiche nuove come il corpo, la nuova edilizia, la comunicazione sociale e individuale. I membri del movimento si riuniscono nella redazione di Casabella.
Nel 1979 gli viene assegnato il Compasso d’Oro per la sua attività di approfondimento teorico.
In questi anni pubblica anche libri che raccolgono le sue idee: Paesaggio Casalingo (1978), Addio Architettura (1981) e Progetto Infelice (1983).
Nel 1979 entra nello Studio Alchimia, fondato nel 1973 da Alessandro Guerriero, che punta alla creazione di oggetti con riferimenti alla cultura popolare e al kitsch, al di fuori della produzione industriale e della loro funzionalità. Una sfida nei confronti dei principi progettuali per inseguire il sogno alchimistico, per trasformare anche il materiale più povero in oggetti di valore. Con lui lavorano, tra gli altri, Ettore Sottsass e Michele De Lucchi. Nel 1981 vince con Alchimia un altro Compasso d’Oro per la realizzazione del Mobile Infinito.
Nel 1989 apre, con il fratello Francesco, l'Atelier Mendini a Milano.
Realizza oggetti, mobili, ambienti, pitture, installazioni, architetture.
Collabora con compagnie internazionali come Alessi, Philips, Cartier, Bisazza, Swatch, Hermès, Venini ed è consulente di varie industrie, anche nell’Estremo Oriente, per l’impostazione dei loro problemi di immagine e di design.
E' membro onorario della Bezabel Academy of Arts and Design di Gerusalemme, è Chevaler des Arts et des Lettres in Francia, ha ricevuto l'onorificenza dell'Architectural League di New York e la Laurea Honoris Causa al Politecnico di Milano. E' stato professore di design alla Hochschule fur Angewandte Kunst a Vienna ed è professore onorario all’Academic Council of Guangzhou Academy of Fine Arts in Cina.
Ha organizzato diverse esposizioni e seminari in Italia e all’estero. I suoi lavori si trovano in vari musei, nella collezione permanente del Gilmar Paper Company, al Museo d’Arte Moderna di New York, negli archivi dell’Università di Parma e al centro Pompidou di Parigi.
Con l’Atelier Mendini ha operato in diversi paesi progettando, tra l’altro, le fabbriche Alessi a Omegna, la nuova piscina olimpionica a Trieste, alcune stazioni della metropolitana e il restauro della Villa Comunale a Napoli, il Byblos Art Hotel-Villa Amistà a Verona, i nuovi uffici di Trend Group a Vicenza, il recupero di tre aree industriali con edifici destinati a spazi commerciali, uffici, residence e abitazioni a Milano Bovisa; una torre a Hiroshima in Giappone; il Museo di Groningen in Olanda; un quartiere a Lugano in Svizzera; il palazzo per gli uffici Madsack ad Hannover e un edificio commerciale a Lörrach in Germania, e altri edifici in Europa e negli Stati Uniti. Attualmente, in Corea, con l’Atelier Mendini sta coordinando il progetto Milan Design City, con vari edifici fra i quali la nuova Fiera di Incheon e la sede della Triennale di Milano.

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Dennis Oppenheim

31 luglio – 3 novembre 2009

Dennis Oppenheim (Electric City, 1938), sin dagli anni sessanta ha contribuito in maniera determinante a modificare i linguaggi dell’arte contemporanea. Ha vissuto insieme a Robert Smithson, Michael Heizer, Vito Acconci e Robert Morris le fondamentali esperienze dell’arte ambientale, della Land Art e della Body Art. Si è imposto per una poetica autonoma e del tutto personale dove le forme transitano da una situazione all’altra, da un materiale all’altro in una metamorfosi continua in grado di mettere in discussione le regole costituite dell’arte, dell’architettura e del design. Il suo universo appare instabile nella continua acquisizione di una rinnovata dimensione formale. La sua prima mostra personale risale al 1968 ed è stata organizzata dalla John Gibson Gallery di New York. Da allora si sono svolte mostre nei principali musei e fondazioni del mondo tra cui la Tate Gallery di Londra lo Stedelijk Museum di Amsterdam; il Whitney Museum of American Art e il Museum of Modern Art di New York; il Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris.
Sono state molte le commissioni pubbliche e tra queste è sufficiente ricordare quelle del Ballerup Kommune di Copenhagen; della Neue Nationalgalerie di Berlino, del Whitney Museum of American Art di New York e dell’Olympic Park nella Corea del Sud.
In Italia la sua ultima mostra pubblica risale al 1997 nella zona industriale di Marghera.
Nel 2007 ha preso parte alla Vancouver Sculpture Biennale.
Il 28 giugno 2009 si è conclusa una sua ampia personale al Marta Herford Museum di Herford in Germania.

 
Antoni Tàpies

12 dicembre 2009 - 14 marzo 2010

Antoni Tàpies nasce a Barcellona nel 1923. È tra i fondatori della rivista e del gruppo "Dau al Set" (La settima faccia del dado), di impronta neo-dadaista. Nel 1950 tiene la prima personale alla Galeria Layetanas di Barcellona e compie il primo viaggio a Parigi, dove incontra Pablo Picasso. Nei primi anni cinquanta la pittura di Tàpies si volge verso l'art autre. Si susseguono mostre importanti: nel 1952 partecipa alla Biennale di Venezia, dove espone più volte negli anni, e nel 1993 ottiene il premio per la pittura. Tra la fine degli anni cinquanta e sessanta si colloca una lunga serie di importanti mostre. Nel 1959 Tàpies partecipa per la prima volta a Documenta di Kassel, mentre l'anno successivo presenta le sue opere al Museu de Arte di Bilbao. Nel 1962 espone al Kestner Gesellschaft di Hannover, al Guggenheim di New York e al Kunsthaus di Zurigo. Nel 1964 è ancora a Kassel, nel 1965 a Londra, all'Insitute of Contemporary Arts, nel 1967 a San Gallo, al Kunstmuseum, nel 1968 a Vienna, al Museum des XX Jahrhunderts, ad Amburgo e Colonia, al Kunstverein. Nel 1973 Parigi gli rende omaggio con una retrospettiva al Musée d'Art Moderne. Nel 1977 espone all'Albright-Knox Art Gallery di Buffalo. Nel 1980 è la volta del Museo Español de Arte Contemporanea di Madrid e dello Stedelijk Museum di Amsterdam. Nel 1981 Tàpies riceve altri premi e onorificenze: la medaglia d'oro per le Belle Arti da re Juan Carlos I e la laurea honoris causa del Royal College of Art di Londra.
Nel 1984 inizia a lavorare al progetto della Fundació Antoni Tàpies di Barcellona che viene inaugurata nel 1990. Nel 1985 è il Guggenheim di New York a dedicargli una retrospettiva a cui segue nel 2004 l'ampio omaggio del MACBA di Barcellona. Nel 2009 Tàpies viene accolto con una personale dalla Dia:Beacon di New York (16 maggio-19 ottobre). Tra le recenti mostre pubbliche in Italia vanno segnalate la retrospettiva al Museo Pecci di Prato nel 1997 e quella del 2005 al Museo di Lissone.

 
Alex Katz

Alex Katz Reflections
5 aprile-27 settembre 2009 (prorogata al 18 ottobre 2009)

Alex Katz nasce a New York nel 1927 dove compie i suoi studi di pittura. Dopo la sua prima personale del 1954 alla Roko Gallery di New York, comincia a dedicarsi alla pittura, disegno e collages per arrivare nel 1957 al ritratto e nel 1962 ai dipinti di grandi dimensioni. Nel 1971 la sua prima retrospettiva ha luogo presso lo Utah Museum of Fine Art. In seguito espone regolarmente in diverse gallerie e nei maggiori musei americani. Nel 1986 il Whitney Museum of American Art gli dedica una grande retrospettiva itinerante e nel 1997 il museo PS1 di New York organizza la mostra Alex Katz Under the Stars: American Landscapes 1951-1995. Dal 1996 il Colby College Museum of Art di Waterville nel Maine riserva un’ala del museo a 400 collages, stampe e dipinti su tela donati dallo stesso Katz che nel 2005 danno vita alla mostra Alex Katz Collages. Nel 2006 è la volta di Alex Katz Paints Ada 1957-2005, una personale al The Jewish Museum di New York dedicata alla moglie Ada, musa ispiratrice di molte sue opere. Solo nel 1995 l’artista ha il suo primo riconoscimento ufficiale in Europa con la grande mostra organizzata dal museo di Baden-Baden in Germania a cui fa seguito, l’anno dopo, la retrospettiva al museo IVAM di Valencia. Nel gennaio del 1998 la Saatchi Gallery di Londra presenta una sua mostra personale.
Nel 2002 la Kunsthalle di Bonn gli ha dedicato un’ampia retrospettiva e la Kunsthalle di Amburgo ha presentato i suoi Cutouts, le sculture ritagliate su alluminio. Nel 2007, poi, l’Irish Museum of Modern Art di Dublino propone la sua personale New York.
Nel 1999 la Galleria Civica di Trento gli ha dedicato la prima grande personale in uno spazio pubblico italiano e nell’estate del 2003 la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia ha presentato la mostra Portraits, una selezione di ritratti dal 1959 ad oggi. Le sue opere sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei americani, tra i quali il MoMa, il Metropolitan, il Whitney di New York il Los Angeles County Museum of Art di Los Angeles e in alcuni musei europei, tra cui la Tate Gallery di Londra e il Museo di Francoforte.

 
Perino & Vele

Perino & Vele
Sottovuoto
21 dicembre 2008 - 20 maggio 2009

Emiliano Perino, nato a New York nel 1973 e Luca Vele, nato a Rotondi (Avellino) nel 1975, lavorano insieme dal 1994. Si sono imposti all’attenzione del pubblico e del collezionismo internazionale in occasione della Biennale di Venezia del 1999, curata da Harald Szeemann. Hanno esposto in diverse sedi tra cui si ricordano: China National Academy of Painting di Shanghai, Birmingham Museum, Mole Vanvitelliana di Ancona, Museion di Bolzano, Pan di Napoli, Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano, Palazzo Bricherasio di Torino, Palazzo Massari di Ferrara, Palazzo delle Papesse di Siena, Museo Pecci di Prato, ARCOS di Benevento. Nel 2008 hanno partecipato alla Quadriennale di Roma. Le loro opere sono entrate a far parte d’importanti collezioni pubbliche e private come quella del Mart di Trento e Rovereto, la Collezione della Farnesina, Gam di Torino, MAMbo di Bologna, la Collezione La Gaia di Busca (Cuneo) e Unicredit. Sono state realizzate installazioni permanenti per La Certosa di San Lorenzo a Padula e San Casciano in Val di Pesa.

 
Mimmo Rotella

Mimmo Rotella. Lamiere
30 marzo-30 gennaio 2009

L’inaugurazione del MARCA, il Museo delle Arti Catanzaro, coincide con un omaggio al più celebre degli artisti catanzaresi, Mimmo Rotella scomparso nel 2006 all’età di 88 anni. Per la prima volta, in uno spazio pubblico italiano, viene presentata una mostra esclusivamente dedicata alle opere su lamiera. L’esposizione, curata da Alberto Fiz, organizzata in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella, propone una serie di grandi opere realizzate tra il 1980 e il 2004.
Il maestro del décollage, attraverso questa serie di lavori, ha avuto la capacità di rinnovare radicalmente il suo linguaggio.

 
Archeologia del Presente

Archeologia del presente
Paola De Pietri, Flavio Favelli, Davide Rivalta
a cura di Sergio Risaliti

30 marzo-28 settembre 2008

Con Archeologia del presente si è voluto creare un dialogo e un corto circuito tra l’arte attuale, la sensibilità presente e la ricerca di oggi, con quanto di permanente e storicamente consolidato si trova esposto nel museo stesso. I progetti di Paola De Pietri, Flavio Favelli, Davide Rivalta sono tutti interventi site specific: ovvero opere pensate, progettate ed eseguite sul posto, per questo contesto.

 
EVAN PENNY
Re Figured Il realismo dell'inganno
 
21 aprile-30 giugno 2012

 
 
Daniel Buren
Intersezioni VII
Costruire sulle vestigia: impermanenze
Opere in situ

Parco Archeologico di Scolacium (Borgia, Catanzaro)
MARCA, Catanzaro
27 luglio – 7 ottobre 2012
a cura di Alberto Fiz

Artista di fama internazionale, Daniel Buren (1938) ha ricevuto nel corso della sua lunga carriera molti riconoscimenti e premi fra i quali il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1986 e il Premium Imperiale per la pittura della Japan Art Foundation nel 2007.
Dopo gli studi all’Ecole des Meteris d’Art e all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, a metà degli anni Sessanta inizia a realizzare interventi pubblici, installazioni e mostre in tutto il mondo. Buren ha condotto una serie di esperimenti agli inizi della sua carriera artistica sul confine tra pittura, scultura e cinema. Alla sua prima personale alla Galleria Apollinaire di Milano nel 1968 seguono la partecipazione alla 5th International Exhibition al Guggenheim di New York nel 1971 e a Documenta V curata da Harald Szeemann nel 1972 che ne afferma il prestigio nell’ambito dell’arte concettuale. Innumerevoli i lavori permanenti che testimoniano la sua ricerca: tra questi lo spettacolare Les Deaux Plateaux (1985-86) nella Corte d’onore del Palais-Royal a Parigi; Sens dessus Dessous (1994) al Parc des Célestins di Lione, 25 Porticos: The Color and its Reflections a Tokyo nel 1996, Puente de la Saliva sull’omonimo ponte adiacente al Guggenhiem Museum di Bilbao nel 2007 sino a Excentrique(s) al Grand Palais di Parigi nel 2012.

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Glaser/Kunz. Talking Heads
Glaser/Kunz
Talking Heads
17 novembre - 9 dicembre 2012
a cura di Alberto Fiz e Francesco Poli

Le teste parlanti di Glaser/Kunz

Catanzaro, MARCA
17 novembre – 9 dicembre 2012

 Comunicato Stampa
 
 “Hai voglia di vedere così tanta gente oggi? E’ un opening interessante? L’arte è coinvolgente? Cos’è l’arte?”. A porsi questi interrogativi non sono collezionisti o  frequentatori abituali delle mostre, bensì due avatar seduti in una coupé rossa. E’ un Autoportrait ironico e sorprendente quello dove compare il doppio autoritratto di Glaser/Kunz seduti dentro un’automobile con i finestrini semiaperti in modo che si possa sentire il loro dialogo strampalato. A prima vista è forte la sensazione di trovarsi di fronte a personaggi reali; si tratta, invece, di talking heads, ovvero di sculture cinematografiche con elementi antropomorfi animati da videoproiezioni dove gli artisti svizzeri mettono in scena la loro presenza virtuale. Proprio da Autoportrait, opera mobile per antonomasia, prende le mosse il progetto realizzato da Daniel Glaser e Magdalena Kunz per il MARCA di Catanzaro che viene inaugurato il 17 novembre alle ore 18,30 per rimanere esposto sino al 9 dicembre. Prima di fare il suo ingresso nel cortile interno del museo, la macchina-scultura verrà  collocata, o meglio parcheggiata a Catanzaro, dove comparirà il 15 novembre, mentre il giorno successivo farà tappa a Lamezia Terme in chissà quale angolo della città. Una presenza straniante quanto imprevista che consente di portare l’arte per strada con tutte le sue provocazioni e ambiguità, tanto da suscitare curiosità, paura, fascinazione, incredulità e divertimento. Autoportraitè una delle quattro installazioni inserite nel progetto Talking Heads organizzato dalla Provincia di Catanzaro e curato da Alberto Fiz insieme a Francesco Poli.
Come afferma Wanda Ferro, presidente della Provincia di Catanzaro con delega alla cultura, “il compito dell’arte è quello di suscitare emozioni anche attraverso uno shock visivo e ciò appare evidente nella spettacolare quanto sofisticata ricerca di Glaser e Kunz.” Dall’inizio del 2000, i due artisti svizzeri lavorano insieme nell’ambito dell’arte visiva. I loro progetti, apprezzati in Italia e all’estero, consistono in installazioni ambientali dove sono inserite sculture e talking heads (teste parlanti), immagini fotografiche e cinematiche di grandi dimensioni, accanto a oggetti tridimensionali.
Le loro sculture cinematografiche consentono di fondere differenti media in un’ipotesi di arte totale e immersiva: al di là dello stupore immediato, i loro lavori nascono da una riflessione di carattere sociale dove i  personaggi s’interrogano su questioni filosofiche ed esistenziali con riferimenti a Luigi Pirandello, Samuel Beckett, così come al cinema della nouvelle vague. A questo proposito Francesco Poli sottolinea come Daniel Glaser e Magdalena Kunz “lavorino da anni, con lucida e visionaria determinazione, all’invenzione di un mondo senza più coordinate definite, destabilizzato e inquietante, carico di tensioni stranianti e  immerso in  dimensioni spaziali e temporali sospese  e sfaccettate.”
Alberto Fiz, poi, evidenzia come l’indagine dei due artisti “metta definitivamente in crisi la nostra idea di realismo in quanto Glaser/Kunz instillano nella finzione problematiche esistenziali e riflessioni sul nostro stare al mondo. L’inganno, insomma, non nasconde il trucco, ma la verità.”
talking heads si possono definire presenze allo stesso tempo fisiche  e virtuali, mobili e immobili che creano uno sconcertante effetto per chi le guarda e le ascolta dove l’illusione fantasmatica passa attraverso  la proiezione video ( con volti che parlano) su calchi tridimensionali realizzati partendo da personaggi reali. Tuttavia, la discrepanza fra realtà e finzione, l’impatto fisico dell’esibizione, il contrappunto della recitazione, determina  una tensione che mette radicalmente in crisi e sovverte le convenzioni.
Le “teste parlanti”, insomma, innescano una situazione che coinvolge e fa riflettere sull’ambiguità della relazione fra astrazione dell’arte e realtà della vita.      
Al MARCA sono esposte installazioni di grande impatto come Voices III del 2008 realizzata a Città del Capo, dove i protagonisti sono sei poeti di strada che parlano della loro esistenza, delle loro speranze e paure, e pongono domande senza risposta sulle più inquietanti questioni sociali e politiche del loro paese.
La poesia ritorna in un’altra installazione proposta al MARCA Obsidian, Gordon & Austin del 2011 dove compaiono tre poeti di New York che parlano della loro esperienza di vita e ricordano i momenti straordinari che hanno vissuto, chissà se reali o inventati. In Jane & Will, poi, un’altra installazione con due talking heads del 2011 è esplicito il riferimento a Samuel Beckett e alla sua opera più nota Aspettando Godot che fa da sfondo al dialogo straniante tra i due personaggi. Fondamentalmente, i lavori di Glaser e Kunz esprimono un senso di profonda precarietà che passa attraverso un complesso processo che investe scultura, video, letteratura, teatro e performance dove la fascinazione non è priva di un’intensa problematicità.
 
Dopo una formazione nell’ambito dell’architettura, arti applicate e cinematografia (cortometraggi e sceneggiature), Daniel Glaser (Olten,1968) e Magdalena Kunz (Zurigo,1972) hanno sviluppato la loro originale ricerca estetica concentrandosi sull'interazione tra fotografia, tecnica cinematica e installazione. L’indagine sfrutta le potenzialità delle nuove tecnologie e coniuga, al contempo, la forma tridimensionale della scultura e la proiezione dinamica del video. La coppia di artisti svizzeri ha ideato teste parlanti (talking heads) che si animano digitalmente attraverso la gestualità mimetica e le voci alternate di persone reali. Le conversazioni e i colloqui che si svolgono tra le figure proposte, mentre siedono in macchina o stanno rannicchiate a terra, assumono, spesso, l’aspetto di recitazioni poetiche dove vengono ripetuti ritmicamente versi e frasi all’interno di monologhi alternati. Con questi lavori installativi Glaser/Kunz esplorano tematiche collettive e individuali, interrogandosi, in particolare, su questioni di carattere sociale.
Per i loro lavori i due artisti hanno anche coinvolto poeti di strada e homeless incontrati durante i loro soggiorni a Città del Capo o a New York. Tra le mostre principali si segnalano le personali al Kunstverein (Lipsia, 2006), White Space (Zurigo, 2006), Blank Project (Città del Capo, 2008), Neue Sächsische Galerie (Chemnitz, 2009) Palazzo Malipiero (Venezia, 2011) e la recente installazione nella sede della Johanniterkirche, Zentrum für Zeitgenössische Kunst, (Feldkirch, 2012).
Le loro opere, inoltre, sono state presentate, tra l’altro, alla Kunsthalle di Lucerna (2008), all'Harare International Festival of the Arts, Zimbabwe (2008), al Zentrum für Gegenwartskunst (Nairs/Scuol, 2011) e nell’ambito della rassegna Temps d’image presso il Centquatre di Parigi (2012).
Nel 2006 hanno partecipato alla Biennale di Scultura di Carrara e nel 2013 le loro opere saranno inserite all’interno della Biennale di Scultura di Winterthur.