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La Porta Magica - 2013
DA KATZ A CUCCHI

La IV edizione della mostra La Porta Magica. Scuola al Museo vuole essere una sintesi del percorso didattico realizzato sino ad ora dal MARCA che si è sempre caratterizzato per un rapporto diretto con le opere d’arte, fondamentali elementi d’ispirazione per bambini e ragazzi. Una didattica che passa attraverso l’emozione diretta delle forme e dei colori in un dialogo continuo con le esposizioni temporanee del museo. 

Il percorso del 2012 si è articolato intorno all’opera di Enzo Cucchi, uno dei più significativi interpreti dell’arte europea e protagonista della Transavanguardia. Ebbene, l’artista marchigiano ha realizzato per il MARCA un progetto particolarmente ambizioso facendo convivere elementi diversi della sua ricerca visionaria con dipinti, sculture, installazioni e ceramiche. La mostra di Cucchi ha coinvolto oltre 600 studenti provenienti da sette istituti che hanno dimostrato la loro capacità di essere artisti creando opere originali, libere dai tanti pregiudizi che, talvolta, ostacolano la creatività degli adulti. Le attività didattiche si sono incentrate sulle opere che Cucchi ha presentato al MARCA come la Porta Grande in lamiera e bronzo con 22 sculture appese con elementi provenienti da un mondo immaginario e arcaico. Quelle figure, per nulla prevedibili, con case a forma di pettine, teste senza volti, piedoni con i peli, sono state l’occasione per una serie di sculture in argilla realizzate con competenza tecnica. 

Accanto alle forme plastiche, la mostra proponeva una serie di dittici dove la ceramica convive con la pittura, un ritratto di Vincent Van Gogh e un misterioso dipinto realizzato su rete metallica. Tutti questi elementi sono stati motivo d’ispirazione per i giovani creativi che hanno sperimentato la tecnica della tempera e hanno dipinto con gli stessi colori usati dall’artista. Ma senza mai copiarlo. 
Gli studenti delle classi medie, poi, hanno lavorato su reti metalliche di forma quadrata adoperando una guaina liquida bianca con la quale si è ottenuto lo stesso effetto cromatico di Morsa, la grande opera dell’artista che poteva essere letta come una metafora sui destini della pittura.